NON RIESCO A DIRE DI NO

Dr. Riccardo Caboni

Psicologo Roma

Quante volte avete detto : “Non riesco a dire NO!”.


Dal punto di vista psicologico è sinonimo di una personalità poco strutturata, immatura, con una bassa autostima e con scarsa tolleranza alla frustrazione.

Solitamente i soggetti che riferiscono questa incapacità temono di essere giudicati male nel dare una risposta negativa. Alcune volte, queste tipologie di persone hanno paura che un no possa causare la rottura di una relazione, aspetto disfunzionale rinforzato dalla convinzione illusoria che il dire sempre di si, sia un modo per mantenere un’immagine positiva di sé.


"Essere buoni e disponibili è una garanzia contro le male lingue". La ricerca ossessiva di conferme da parte dell'altro è necessaria per reggere l'immagine da "bravo bambino/a" e questo è il modo per avere la certezza di esistere e di contare qualcosa per l'altro.

All'interno delle relazioni, il soggetto che non è in grado di dire di no è percepito come manipolativo e poco autentico, pur essendo riconosciuta la sua "eccessiva" disponibilità. In realtà, quest'ultimo aspetto può essere anche oggetto di giovamento per chi voglia approfittare di questa incondizionata disponibilità. Ne consegue inoltre un'incapacità di mettere confini nelle relazioni, necessari del resto per far conoscere le proprie norme, valori e limiti.


Le persone che manifestano questo disagio rimandano un'immagine falsificata di sé, non veritiera, perché covano tutt'altro che sentimenti benevoli nei confronti dell'amica/o o del partner.

Come i bambini temono di essere puniti dai genitori, se non si comportano come loro vorrebbero, così in queste persone vi è il timore di essere puniti dai loro amici o dal partner. L’essere puniti è un'illusione che permette di assicurasi la presenza dell'altro nella relazione, in altre parole: “Non può allontanarmi fino a quando io sarò accondiscendente con lei/lui”.

Nelle relazioni amicali e amorose difficilmente risultano propositivi o prendono una decisione. Preferiscono seguire ciò che fanno gli altri senza mai dire quali sono le loro preferenze; è troppa la paura del rifiuto e della critica. Per loro sarebbe una frustrazione difficilmente tollerabile, lo vivrebbero come un rifiuto personale e totalizzante, non circostanziato. L'aspetto manipolativo, molto spesso inconsapevole, riguarda tutto ciò che fanno per mantenere salda la relazione; non fanno ciò che sentono ma mettono in atto tutto ciò che garantisce loro la presenza del partner.

Tutto ciò li aiuta a contenere la loro ansia abbandonica che li porta a pensare di sé: "Non sono una persona amabile", "Non merito amore", "Non sono riconosciuto/a".


Un ulteriore tratto distintivo riguarda le continue giustificazioni rispetto al loro comportamento.

Non riuscendo ad agire indipendentemente dal giudizio altrui, utilizzano sempre una serie di motivazioni e scusanti a supporto delle loro decisioni per evitare che le persone possano pensare male.

Ciò permette di alimentare la fantasia che la relazione non potrà mai finire.


Appare chiaro come il credere poco in sé stessi, non avere stima di sé, ponga questa tipologia di persone in una condizione d’inferiorità, che non permette mai di arrivare ad avere una posizione paritaria all'interno della relazione amorosa o amicale che sia; ci si aspetta che sia sempre l’altro a prendere una decisione.

Ciò porta ad uno squilibrio nel rapporto dove uno degli individui mette in gioco poco di sé, una falsa copia del proprio essere.

Ne risulta una relazione poco arricchente, senza un reale scambio (dare e avere), un rapporto a senso unico privo del circolo ricreativo di energie necessario per alimentare una relazione sana ed adulta.


Ogni frustrazione corrisponde ad emozioni e sentimenti prodotti in seguito ad un impedimento (ostacolo) alla realizzazione o soddisfazione di un proprio desiderio o bisogno.

La tolleranza alla frustrazione varia da persona a persona,a volte da momento a momento anche nella stessa persona.

Superata la prima sensazione di sgradevolezza e negatività, la frustrazione può essere utilizzata per aumentare la carica motivazionale, può essere lo strumento utile per superare l’ostacolo che ci ha impedito di soddisfare il nostro bisogno o desiderio. E' del tutto sensato ed adeguato provare un senso di frustrazione nel corso della nostra vita.


Possiamo concederci talvolta di essere frustrati, perché divenendo adulti sviluppiamo la capacità di rinviare un nostro desiderio o bisogno.


Il percorso psicoterapico supporta il cambiamento fuori dalla terapia, nella vita quotidiana.

Attraverso un semplice esercizio è possibile far sperimentare al paziente quanto sia facile dire di no!

Solitamente il primo NO! viene detto proprio durante la seduta.


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