sostegno psicologico

Dott. Riccardo Caboni

Psicologo Psicoterapeuta

Roma

Dott. Riccardo Caboni
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Depressione, quando preoccuparsi

Dott. Riccardo Caboni
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Problematiche affettive

Dott. Riccardo Caboni
Dott. Riccardo Caboni

Psicologo Psicoterapeuta strategico ad approccio integrato - EMDR, Roma

Dott. Riccardo Caboni
Dott. Riccardo Caboni

Depressione, quando preoccuparsi

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L'indomito coraggio.

Alcune volte abbiamo paura di ciò che sentiamo, cerchiamo di fare tutto per evitare di ascoltare le nostre emozioni perché le riteniamo sbagliate. Le emozioni come i sentimenti non sono in competizione tra loro.

Sono tutti validi e tutti hanno ragione di esistere. Solitamente il problema principale è il pregiudizio che si crea nei loro confronti. Godetevi questa lettura a testimonianza di quanto accade durante un percorso di psicoterapia.

Oggi pensando all'esercizio del sentire cosa provo mi sono accorto che la mia mente pone le domande più svariate: “Perché ho l'ansia? Perché ho paura? Perché? In questo vortice di domande all'improvviso sono nel buio, nel silenzio, nel tacito accoglimento, senza domande, senza risposte. Non mi domando se vivo, non mi rispondo che esisto. La gabbia della mia mente che ha imparato che ci deve essere una risposta, una causa, un motivo. Perché? Non sarà forse proprio la domanda a cronicizzare un'emozione? Non sarà forse proprio il giudizio che è insito già nella domanda? Quando farsi delle domande e chiedere spiegazioni a sé stessi diventano nostri giudici? C'è una forza nascosta che non vuole domandare, non vuole capire. C'è una forza nascosta che vuole solo agire. Una forza che non conosce tempo, che non conosce ieri o domani. Al mattino sono tristezza, nel pomeriggio vivo la paura, di sera esplode la mia rabbia. E mi domando perché? Sto frenando l'emozione? La sto controllando? La sto incatenando? Sto cercando di imprigionarla nelle rigide logiche del mio io razionale? Quell'io che ha cercato di mettere ordine al caos, all'ignoto che non è nulla ed è tutto.

Si può mettere un topo in una gabbia, mai mettere le mie emozioni in un contenitore e chiuderle. Sarebbe come cercare di contenere il cosmo in un bicchiere d’acqua. L'emozione, qualunque essa sia, deve correre deve stancarsi. Se il cavallo vuole correre, tu lascia la briglia.

Ci hanno insegnato che un uomo deve saper domare il proprio cavallo interiore. Ma non è forse il cavallo ad essere l'uomo stesso? Non sono forse quelle briglie che ci hanno insegnato a tenere ben salde nelle nostre mani il vero laccio della nostra esistenza? Corde immateriali ma estremamente vive, corde che ci imprigionano pur senza essere fisicamente imprigionati. La nostra anima ha scelto in una frazione di secondo. Il nostro cavallo sa dove correre. Non siamo noi a dover guidare il cavallo. È il cavallo che deve orientare la nostra razionalità. È nella razionalità messa al servizio dell'emozione, e non viceversa, che l’emozione stessa trova la ragione della sua esistenza e porta a compimento il proprio scopo



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